
Giudici di Gara:
BlackRomance
Ziba Leah
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Era incredibile come mi sentissi inebriato da quelle sensazioni: era come esser sbronzo...ma con la mente ancora abbastanza lucida!
Ero convinto che mai avrei più potuto provare certe cose ed ora ero curioso di scoprire tutte le altre varianti: se avessi bevuto
da qualcuno sotto effetto di droghe? E se avessi bevuto da qualcuno malato ad una malattia al sangue? Queste ed altre mille domande
mi affollarono la mente mentre mi apprestavo a raggiungere nuovamente l'entrata del locale.
Quando arrivai non entrai subito, rimasi qualche minuto appoggiato ad un muro ad osservare la gente: c'erano molte persone fuori,
quasi tutte con una bottiglia o un bicchiere in mano che chiacchieravano. C'era un gruppo di ragazzi che parlava di quella e
quell'altra impresa con la moto; c'era un ragazzo che stava cercando di convincere una tipa a seguirlo nella sua macchina;
c'erano delle ragazze che spettegolavano sui ragazzi presenti quella sera... Insomma, lì fuori si poteva davvero sentire di tutto
ed io, nonostante la distanza, riuscivo ad ascoltare ogni singolo discorso!!!
Non ero più inorridito dalla mia nuova condizione, anzi iniziavo ad esserne sempre più affascinato. Le cose che potevo fare,
come mi appariva tutto ciò che mi circondava, iniziai a prendere la cosa come un dono piuttosto che come una maledizione!
Eppure ancora non accettavo pienamente il fatto di dover spezzare delle vite umane: vite di coloro che fino a poco tempo prima
erano stati miei simili! Stava arrivando un'altro dei miei momenti di riflessione, ma non volevo che accadesse in mezzo a tutta
quella gente. Volevo stare solo; solo come mi era già successo in passato. Sentivo dentro di me crescere una lieve angoscia,
la stessa che mi aveva accompagnato per anni. Nonostante la mia nuova condizione, sembrava che non ero esentato dal provare
simili sentimenti.
Mi diedi un'occhiata in giro e notai una grossa scala di cemento che saliva, poco distante dall'entrata del locale.
Un gruppetto di ragazzi ne stava scendendo e dalle loro espressioni capii che avevano appena fumato erba. Logicamente la mia
capacità di leggere nell'animo della gente influi molto nella mia supposizione!
Presi quella scala e salii. Mi ritrovai così in una grossa terrazza, che da come appariva sembrava che sarebbe presto stata
adibita a tutt'altro: era ancora in costruzione e si vedeva chiaramente che vi stavano costruendo altri due locali non tanto
grandi. Probabilmente in futuro lì sarebbe sorto un qualche negozio...
Feci un rapido giro e vidi che non c'era un punto particolarmente in ombra, non volevo che qualcun'altro salisse e mi trovasse
lì, assorto nei miei pensieri.
Così guardai in alto: il tetto della costruzione non distava da terra che pochi metri, quindi decisi che sarebbe stato perfetto
per il mio scopo! Nessuno ci sarebbe potuto arrivare se non con una scala a pioli, ma io non ero una persona qualunque...anzi
non ero neanche una persona! Spiccai un poderoso salto e come per magia mi ritrovai sul tetto; nuovamente avevo avuto una prova
delle mie straordinarie capacità.
Mi misi seduto al centro in modo che da sotto non potessero notarmi facilmente ed iniziai a dar libero sfodo ai miei pensieri:
il passato...il presente...il futuro.. Molte furono le cose che passarono per la mia mente, molte le cose su cui il mio inconscio
si sentiva di voler riflettere.
Il cielo era così affascinante, scuro ed infinito, senza neanche una nuvola. Colmo di stelle che sembravano vigilare su ciò che
accadeva sulla terra. La luna piena, era grossa e gonfia; con la sua luce rischiarava anche i pensieri più torvi. Niente e nessuno
avrebbe potuto sfuggire alla sua vista, alla sua sentenza, neanche io. Da sempre amavo la luna, molto più del sole e quasi risi
a quel pensiero: mai come nella mia nuova condizione quella cosa sarebbe stata più vera! Per un attimo mi persi a contemplare
la bellezza di quella notte, il buio sembrava volermi inghiottire ed io non volevo sfuggirvi. Ero come ipnotizzato, fisso con
lo sguardo su quella grossa palla luminosa che sovrastava il cielo. In quello stato simile a trance le parole scaturirono senza
sosta dalle mie labbra, le sentivo fluire come note, come una dolce e triste melodia che si innalzava nell'aria. Non sapevo se
erano il parto della mia mente fragile e disperata; se erano solo frasi conservate nella mia memoria e lette chissà dove, o forse
ancora erano dettate dalla mia pazzia, dal mio essere una creatura maledetta... Ma non le fermai, anzi fu in quel momento che
mi resi conto di quanto amassi il suono della mia voce: era in grado di trascinarmi con se, di cullarmi con ogni singola parola...
"Come sempre la notte mi stava aspettando; la luna padrona della notte mi osserva severa alta nel cielo. Mi vedo, un'anima sola
e disperata; seduto nell'oscurità, immobile, con la testa rovesciata all'indietro; gli occhi chiusi e la bocca aperta,
avvertendo la sete, spinto dal desiderio di ruggire come una bestia affamata. Non sono più padrone dei miei sensi,
non sono più sovrano del mio essere. Il mio io è sperduto in questo corpo, spaurito tenta di lottare contro questa mia nuova essenza...
ma la bestia è più forte. Io, stanco della vita mi ritrovo a vivere una -nonvita-. Io che per anni ho odiato il mondo intero,
ho odiato me stesso, mi ritrovo ad amare tutto ciò che mi circonda, ad amare questo mio essere, ad amarmi! Spinto sempre più
dal desiderio di conoscere le cose che da sempre ero convinto di sapere. Vacue sensazioni mortali hanno abbandonato il mio corpo;
il mondo mi appare così vasto ed affascinante...ma al contempo non riesco a non scorgere la piccolezza dell'esistenza umana,
la bruttezza e la disperazione che questa vita dispensa. Cos'altro cercare? Cos'altro bramare? Se non c'è nient'altro allora
datemi il sangue. Quando il mondo, con tutta la sua bellezza, sembra vuoto e crudele ed io stesso mi sento perduto, allora datemi
la mia vecchia amica: la morte ed il sangue che accorre con lei!"
Aprii gli occhi, di scatto, e di nuovo l'immagine di quell'enorme palla luminosa alta nel cielo mi riempì lo sguardo.
Vidi la sua luce colpire la mia candida pelle, i suoi raggi accarezzare il mio corpo. Una lieve brezza giocava con i miei capelli
che, seppur corti, si lasciavano accarezzare e cullare.
Avevo ucciso un uomo poco prima, avevo barbaramente tolto una vita. Ero terrorizzato, impietrito, ma a farmi paura non era
il terribile gesto che avevo pocanzi compiuto...ma la consapevolezza che questi mi aveva provocato un piacere immane.
Non ero pentito, quel bastardo se lo meritava, ma quel bastardo era pur sempre un mio simile...
No! Non ero più un suo simile; non ero più umano e forse era per questo che non provavo vergogna per ciò che avevo fatto.
Non ero più un essere umano, ma qualcosa di più: una creatura tenebrosa, un individuo tanto affascinante quanto oscuro,
un cacciatore, un assassino...ma forse anche nell'essere un assassino poteva esserci del positivo! Tentai di convincermi di quello,
tentai di raggirare i miei sensi di colpa con dei giochi di parole...tentai di ingananre me stesso!
Ma, forse, non si può ingannarela propria coscienza, il proprio io...
Non ucciderei chi non lo merita e lui lo meritava! Era stata la mia prima vittima; ero sempre stato convinto che mai avrei tolto
al mondo una vita umana...ed invece l'avevo fatto. L'avevo estirpata come si sarebbe fatto con un ciuffo d'erba, come un'erbaccia
che intasa il proprio giardino: con violenza, quasi nel godere in ciò che facevo! Si non ero affatto inorridito del mio gesto,
non ero inorridito da me stesso. Quella era la mia nuova natura...
Mi ritrovai a gridare: "Mondo! Il Vampiro Marek è quì ed ha sete e questa volta non reprimerà la sua voglia di sangue! Non l'ha
fatto poco fa e sà bene che non lo farà in futuro!"
Avevo quasi paura del mio essere, ma in fondo avevo capito una cosa: la mia vera natura!
In vita non avevo fatto altro che ricercare emozioni forti, mi nutrivo di quelle ebro di adrenalina eppure mai sazio.
L'unico modo per sentirmi bene con me stesso era quello di andare alla ricerca di qualcosa di sempre più forte ed ora non avrei
potuto più provare simili cose. Ma avevo trovato qualcosa che mi faceva sentire in modo molto simile a quei giorni:
l'eccitazione che mi provocava giocare con le mie sfortunate vittime: era quella la mia fonte di adrenalina, la mia scarica di vita!
Si, mi faceva sentire vivo; mi faceva sentire più vivo di quanto non lo fossi stato da essere umano! Avevo trovato qualcosa che
mi appagava, ma era una cosa talmente oscura, talmente violenta, talmente raccapricciante che quasi mi spaventava.
Avevo deciso, quella sarebbe stata la mia strada. Avrei evitato, finchè potevo, di nutrirmi di esseri umani...ma sapevo che il
mondo era pieno di gente che non meritava di vivere, gente con la quale avrei potuto provare ancora quelle sensazioni.
In vita ero stato quasi un rifiuto umano, avevo desiderato la morte così ardentemente e così tanto spesso...eppure ogni volta
che mi trovavo lì non riuscivo mai a farla finita! La morte era stata mia compagna ed amica per lungo tempo ed ora il legame
tra noi era ancora più saldo: non potevo morire, questo si, ma potevo regalare alla mia compagna molte altre vite.
Si, io disperato relitto, non ero riuscito a porre fine alla mia esistenza nonostante non meritassi di stare su questa terra ed
ora avrei spazzato via tutte quelle vite simili alla mia!
"Insulsi esseri che vagate senza uno scopo su questa terra, la morte vi vuole con se, ma voi non avete le palle per andare da lei,
lo so bene! Sò che lo desiderate, ma non troverete mai la forza per compiere il grande passo! La morte vi ama, come vi amo anch'io
ed è giunto il momento di farvelo capire! Per molti di voi il mio non sarà altro che un gesto d'amore: un immenso gesto d'amore!!!
Questo mondo fa schifo, non vale la pena continuare a trascinarsi come vermi; io l'ho fatto per troppo tempo ed alla fine è giunto
il dono tenebroso a salvarmi!"
Chissà, magari avrei trovato qualcun'altro all'altezza di accompagnarmi nel mio viaggio, ma nel frattempo mi sarei goduto questa
mia non-vita fino all'eccesso; avrei aiutato le anime indegne ad abbandonare questo mondo putrido; forse la mia era solo un'utopia,
una scusa per non sentirmi in colpa ogni volta che avrei tolto una vita...eppure era talmente fermo in queste mie alienanti
convinzioni da esserne pienamente convinto!
Era ora di scendere dal tetto, di tornare nel locale e darmi alla pazza gioia. La fame era nuovamente tornata ma era lieve,
avrei resistito senza sforzo. Era giunto il momento di far conoscere al mondo il Vampiro Marek; era arrivato il momento di far
conoscere al Vampiro Marek il mondo!!!
Ora che ero morto avrei finalmente avuto la mia vita! Avrei trovato lo stimolo per vivere appieno e lo avrei trovato godendo
della mia condizione! La cosa mi fece ridere: mi sentivo vivo...solo ora che ero morto!!!
Scoppiai in una fragorosa risata e scesi dal tetto; non c'era nessuno in quella grossa terrazza: potevo tornare nel locale,
sazio dalla mia fame ed ebro di emozioni. Ero su di giri, forse era l'alcool nel mio corpo ma non me ne fregava nulla!
Volevo godermi appieno quella fantastica notte!!! Mi avviai verso le scale che lì mi avevano condotto e nel farlo colpii col
piede qualcosa: mi chinai e vidi che era un libro. Un libro ingiallito e lasciato lì chissà da chi e chissà quanto tempo prima.
La copertina era stata strappata e molte pagine eran spiegazzate e rovinate dal vento e dall'acqua. Lo raccolsi,
non so neanch'io perchè ed aprii in un punto a caso; nonostante le interperie che aveva dovuto subire le pagine erano ancora
abbastanza leggibili, quindi puntai il dito a caso e lessi le prime righe: "Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a modo suo.
Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. Ci sono montagne.
Luoghi rocciosi che si raggiungono prima di arrivare alle rupi che orlano la fine del mondo, e in queste montagne si aprono caverne,
profonde grotte abitate da molto prima che il primo uomo calpestasse la terra."
Mi interruppi, riflettei. Non avevo mai letto quel libro ma quelle poche parole mi colpirono, catturarono la mia fantasia.
Forse gli effetti dell'alcool sul mio corpo erano più vivi di quello che pensassi: rividi scorrere nella mia mente quelle righe.
Mi vidi attraversare quei mondi narrati dal libro, scoprire realtà parallele; mi vidi inoltrarmi tra quelle caverne, scoprire
creature millenarie simili a me, simili al me stesso di quel momento! Luoghi impervi abitati da creature a me affini,
creature che da sempre esistevano al mondo e che da sempre ne controllavano lo scorrere del tempo...
Era stato il destino a farmi trovare quel libro? O forse era solo l'effetto dell'alcool che mi faceva fare pensieri tanto sconnessi?!?
Smisi di pensarci e, senza un apparente motivo, misi il libro in tasca. Scesi le scale: ero euforico ed un pò confuso; entrai
nuovamente nel locale e mi gettai come un ossesso nella calca. Avevo voglia di ballare, di pogare, di cancellare ogni pensiero
dalla mia mente e lasciarmi trasportare dal flusso di gente! Ero un demone in mezzo a centinaia di umani...e nessuno poteva
accorgersi di me! Si, quella vita mi stava a pennello; finalmente avevo trovato una vita che non mi andava stretta!
Travolto da quelle considerazioni lasciai che il mio corpo vagasse libero in mezzo al flusso di gente; la notte era ancora lunga
ed ancora tante erano le sensazioni che con la mia nuova condizione avrei provato...e non volevo farmene sfuggire
nemmeno una piccola parte!
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"Il momento.
Quando lo si sente non c'è nulla da fare.
Niente per tornare, rimandare.
Lo si intuisce, il momento.
Non si riescono a staccare gli occhi. infinitamente magnetici.
E ci si guarda a lungo.
Ci si scambia magari un sorriso, un'allusione. Una battuta brillante, per
conoscersi; se va bene.
Ma il momento è lì. Quasi come aspettasse da tutta una vita. Come se si
fosse plasmato per quell'istante.
E con precisione sai che il Momento va colto all'istante. O fuggira di
nuovo.
Capisci che ne hai bisogno, di vivere.
Si afferra il momento.
Ma che sia bello.
E che sia una botta, cazzo, una botta!
Allora...
...le balli incollato tutta la sera. Scatenato e drogato di potente
adrenalina.
Le sussurri all'orecchio qualcosa.
Speriamo trasudi la virilità che vorresti avere.
Senti la risposta che ti soffia nelle orecchie e ne vorresti di più- sempre
di più.
La luce ora è fioca.
Neutra e non dice nulla che non sia intimità.
Il collo è così esposto ai tuoi baci.
Alla tua lingua.
Lo scopri lentamente.
Centimetro per centimetro e non esiste altro al momento.
Niente all'infuori delle spalle che mordi piano.
Niente che non sia il suo ansimare di piacere.
Poi i morsi diventano carezze e i denti labbra.
Non ci si scambiano parole.
Solo vaghi rumori di corpi-
Le tocchi il seno, lo sfiori incantato.
Pensi che non sia possibile che tutto il mondo sia lì, che tutto il vero
stia lì, ma è così-
E allora i vestiti si sprecano.
Si gettano. Si sporcano.
Ci si bacia ancora in piedi.
Addosso a una colonna.
E si percepisce che il momento potrebbe essere ora o domani o mai o ieri o
fra un anno.
Potrebbe essere tutto.
e il calore fonde la musica ovattata-
Ci si intreccia i punti caldi noti. Le sosanze che sudano desiderio.
ci si bacia.
Labbra a labbra. La baci. La sfiori, le mordicchi il labbro inferiore.
Socchiudi gli occhi dolcemente e vedi la sua testa reclinata.
La fiducia totale t'illude di un'onnipotenza che non hai.
I movimenti abbozzati, superlui e perfetti.
Il cuore fotte furioso.
E sai con precisione- solo in quel momento- che niente è cambiato. Niente
davvero. e tutto ciò che hai fatto potrebbbe essere inutile.
Perfino il tuo nuovo traguardo.
Ma il momento è fiorito. Marcio e cinico.
Realizzi che forse non era quello il modo per blandire la noia. Per iniziare
a vivere.
Non avverti ancora la vita, ancora non l'hai afferrata, ma la senti
ansimare. Senti la vita tremare.
Che ti sfugge tra le dita veloce, la senti moderata.
E non pensi che a te stesso.
Non pensi che al desiderio di abbracciare la vita forte, di bloccarla e
dirle piano all'orecchio: -Mi sei mancata!-
Capisci che...
Ci sono luoghi mitici.
Esistono, ciascuno a modo suo. Alcuni sono al di sopra del mondo come
coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. Ci sono
montagne. Luoghi rocciosi che si raggiungono prima di arrivare alle rupi che
orlano la fine del mondo, e in queste montagne si aprono caverne, profonde
grotte abitate da molto prima che il primo uomo calpestasse la terra.
E li si raggiungono tutti.
Quei luoghi, li si raggiungono tutti.
Prima o poi-
In ogni modo, volendoli, con ogni mezzo, veramente prima o veramente poi,
con ogni pretesto per cercare, con tutto l'amore del mondo, in ogni forma e
in ogni gemito, li si raggiungono.
E solo quando, sfinito, alzerai dalla polvere lo sguardo saprai con certezza
che esisti.
Sarai là; nei luoghi mitici.
E lì, la vita, palpita indomita.
Ancora selvaggia."
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Terzo Classificato
Titolo: Un Sogno Inarrivabile
Autore: Nemesi Oscura
Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a modo suo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture,
altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. Ci sono montagne. Luoghi rocciosi che si raggiungono prima di arrivare
alle rupi che orlano la fine del mondo, e in queste montagne si aprono caverne, profonde grotte abitate da molto prima che il
primo uomo calpestasse la terra. In questi luoghi, in equilibrio precario tra realtà e fantasia, tra mente e corpo,
si svolge la storia di un mito, non quella da tutti conosciuta, ma non per questo meno importante o vera.
"Ancora una volta deluso, la prepotenza degli uomini mi lascia basito, sembra che tutto gli sia dovuto,
che sia giunto il momento di rassegnarmi?"
"cosa ti turba?" chiese una fata
"gli uomini, e la solitudine"
"interessante, se vuoi una interlocutrice l'hai trovata"
"con piacere, parlarne mi potrebbe far bene"
"perfetto, io mi chiamo Fesel, e tu?"
"Pegaso"
"allora ti conosco, il tuo mito galoppa forse più velocemente di te"
"già, il mio mito, ma non il mio essere"
"sei una creatura magnifica, creata da Zeus in persona, dovresti compiacerti di te stesso"
"in principio era così, mia piccola amica, ma poi ho imparato a vivere nel mondo"
"saresti dovuto rimanere sull'Olimpo"
"e perchè?, per schermarmi dalla realtà?"
"eri privilegiato"
"forse rispetto a voi che vivete sulla Terra, ma tra gli Dei io non ero che un semplice cavallo alato"
"ma tu sei l'unico della tua specie"
"si, ma di questo agli Dei non importa"
"ma speravi forse di trovare la felicità qui?"
"era quello che bramavo, ma ora la speranza va a perdersi nel regno di Ade"
"vivere tra gli uomini non è l'apoteosi della vita, ma se ci si sa adattare non è male"
"gli uomini sono stupidi"
"per molti di loro è così, ma non per tutti fortunatamente"
"allora la Dea bendata si è scordata di me"
"andiamo, svelami cosa ti oscura l'anima in realtà"
"la solitudine"
"è forse il nemico più grande"
"e fino ad ora ha sempre vinto"
"anch'io sono sola"
"non hai una famiglia?"
"una volta si, ma un uomo l'ha distrutta"
"e perchè mai?"
"necessitava del loro sangue per un rito propiziatorio"
"e tu non hai fatto niente?"
"ero molto piccola, e del resto neanche adesso sono molto grande"
"se sai dove trovare quell'uomo gli darò una lezione"
"grazie, ma non è la vendetta che cerco, ma un amico"
"come preferisci, comunque sarei lieto di essere tuo amico"
"lo stesso vale per me"
"ho bisogno di amici, ma nessuno è mai stato amico mio"
"io vivo qui, nella foresta, da sola, da così tanto tempo, che il solo pensiero di poter finalmente parlare con qualcuno,
mi riempie di gioia"
"io ho lasciato l'Olimpo in cerca di compagnia, due anni or sono, e solo adesso l'ho trovata"
"forse avresti preferito trovare una compagna, oppure qualche altro destriero"
"non esiste nessuna compagna per me, io sono unico, ed i cavalli sono troppo ottusi per potermi interessare"
"perchè dici questo?"
"Si sono fatti soggiogare dagli uomini, alcuni si abbassano a lavorare per loro nei campi"
"in un certo senso li aiutano"
"si fanno sfruttare, ho provato a parlare con alcuni di loro, ma dicevano che le attenzioni che rivolgevano loro
i loro proprietari alla sera, li ripagavano della fatica della giornata"
"non è sbagliato"
"come può un uomo rendere felice un cavallo?, cosa ne può sapere?"
"sai, a volte si instaura quel rapporto speciale e magico, che è indescrivibile, ma che esiste"
"ne avevo già sentito parlare, ed è per questo che mi sono messo alla ricerca di un uomo degno di cavalcarmi"
"da quello che vedo la tua ricerca non ha avuto esito positivo"
"nessuno si è rivelato degno di me"
"cosa vai cercando in un uomo?"
"dev'essere semplice, affettuoso, colto ed un abile cavaliere"
"e non hai ancora trovato nessuno?"
"no, nonostante io abbia premesso a tutti quelli che hanno provato, le condizioni che ti ho appena detto"
"tu sei fortunato, puoi parlare con gli uomini, gli altri animali non ne sono in grado"
"tanto difficilmente hanno qualcosa di sensato da dire"
"sbagli"
"parlo per semplice esperienza"
"io vivo qui da sola da molto, ma sai come sono sopravvissuta quando la mia famiglia è stata catturata?"
"no, parlamene"
"giacevo ferita, sarei stata catturata anch'io se non fosse intervenuto un altro uomo, mi ha preso e portato via di nascosto,
poi mi ha curata, ed infine liberata, eppure io non potevo comunicare con lui in alcun modo"
"come ha fatto allora a capire quello che volevi?"
"gli ho aperto il mio cuore, lui ha parlato al mio posto, tu hai mai aperto il tuo cuore agli uomini?"
"certo che no!"
"non ti stizzire, dicevo sul serio, difficilmente avrai amore se non dai nulla in cambio"
"ma io son...."
"troppo fiero, sei troppo fiero, non devi lamentarti se trovi solo uomini che vogliono cavalcarti per i loro scopi personali,
loro in fondo hanno risposto al tuo richiamo di dominio"
"non vorrai dirmi che se cambiassi atteggiamento troverei uomini con caratteristiche diverse?"
"invece è proprio quello che intendevo"
"ma io ho una certa dignità!, non mi abbasserò mai al livello degli uomini"
"allora non pretendere che loro si elevino al tuo, ciò che cerchi è l'uomo perfetto, ma non lo troverai, perchè non esiste,
lo stesso Dio che ti ha creato, Zeus, lunge dall'essere perfetto, come pretendi che lo siano gli uomini!?"
"se quello che dici è vero, allora io ho inseguito una chimera"
"si, ma sei ancora in tempo, apri il tuo cuore, e dagli ascolto, esso ti indicherà l'uomo giusto"
"solo ora mi rendo conto di quanto sono stato stolto, era davvero una ricerca vana quella che compivo,
ma fortunatamente ho incontrato te, mi hai aperto gli occhi, e te ne sarò grato per tutta la vita".
Erano passati tre lunghi anni da allora, Pegaso aveva vissuto con Fesel per due anni, fino a quando lei non morì
per una malattia, furono gli anni più belli per lui, gli unici anni in cui fu fiero di aver vissuto.
Per quel periodo abbandonò la sua ricerca, ma ora, dopo un anno esatto dalla morte dell'amica, si era nuovamente messo
alla ricerca del suo cavaliere.
Avendo sete si recò nei pressi di un piccolo laghetto di acqua fresca e limpida, abbassò il muso per abbeverarsi,
ma vide una figura che si rispecchiava nel lago, dalla riva opposta, era una donna, qualcosa di lei lo catturò immediatamente,
e così alzò lo sguardo per vederla meglio, non pago della sua immagine.
Ma sulla riva opposta non vi era nessuno.
"Come è mai possibile che vi sia l'immagine, e che non ci sia nessuno a cui appartenga!?"
"è una magia" rispose il lago
"non ne avevo mai sentito parlare!"
"in effetti non è molto comune, però vedi, l'immagine di quella donna è così preziosa, che ho fatto in modo
di trattenerla tra le mie acque, grazie all'aiuto delle creature che mi popolano, che mi hanno concesso la loro energia"
"in effetti è una donna molto bella"
"ma c'è di più, quando si è specchiata nelle mie acque, sono stato pervaso da un senso di benessere e pace, mai provati prima"
"è la stessa sensazione che ha trasmesso a me"
"è così con tutti, capisci perché mi sforzo di trattenere almeno la sua immagine?"
"certo, anzi, voglio saperne di più, non sai dove io possa trovarla?"
"mi piacerebbe aiutarti, ma io la ho incontrata una sola volta, tuttavia se la trovi, dille che può ritornare sulle
mie rive ogni qual volta ne ha voglia"
"lo farò, grazie per avermi dissetato, e per avermi mostrato quella splendida creazione"
"è stato un piacere, ti auguro buona fortuna".
Pegaso vagabondò per altri due anni, ma alla fine, in una radura, trovò quella donna, stanco e provato, le si avvicinò:
"salute a te giovane donna"
"buona giornata bianco destriero"
"ammetto di non essere presentabile, ti prego di scusarmi"
"non importa"
"il mio nome è Pegaso"
"lo sapevo già, vi è solo un cavallo bianco alato al mondo"
"vedo che la mia fama mi ha preceduto"
"già, e del resto, se non fosse stato altrimenti, mi sarei stupita di sentirti parlare"
"hai ragione, è che io parlo con tutti e con tutto, e non mi pongo questo problema"
"capisco, comunque quasi mi dimenticavo, il mio nome è Rouen"
"conoscerti è un immenso piacere, sono due anni che ti cerco"
"e perché mai?"
"un lago mi ha mostrato la tua immagine e ne sono rimasto estasiato"
"grazie, ma non credo che tu stia parlando di me"
"sono sicurissimo, un volto come il tuo non si scorda tanto facilmente"
"mi lusinghi, ma comunque non mi hai ancora detto perché mi cercavi"
"come ti dicevo sono rimasto affascinato dalla tua bellezza, e se dietro ad essa si cela una persona ancor più meravigliosa,
allora la mia ricerca è finita"
"io non sono niente di speciale"
"io leggo nel tuo cuore, una mia amica me lo ha insegnato, e so di per certo che tu sei colei che cercavo"
"se ne sei così sicuro non intendo contraddirti"
"ne sono più che certo, sei tu quella che cercavo"
"beh, mi hai trovato, cosa vuoi che faccia"
"io mi metterò al tuo servizio, se tu ti prenderai cura di me"
"non mi serve un cavallo, ne ho già uno, ma se vuoi posso ugualmente prendermi cura di te, tra l'altro gli farai compagnia"
"se è questo che vuoi lo farò, sono stanco, e voglio solo riposarmi, e provare quella sensazione di affetto che lega
un cavallo al suo cavaliere, permettimi di essere la tua cavalcatura, correremo insieme nel vento, e voleremo nel cielo infinito"
"potrebbe essere interessante, ma ora vieni nella stalla, hai bisogno di riposarti, non hai una bella cera"
"grazie, sai, forse la perfezione esiste"
"è perfetto solo ciò che tu consideri tale, è un concetto relativo, se invece vuoi farlo diventare assoluto, beh,
allora non esiste la perfezione"
"tu sei la cosa che più le si avvicina Rouen"
"e tu sei un gran adulatore".
Da allora i due vissero in perfetta armonia, anche quando Pegaso invecchiò, e smise di volare, Rouen gli fu vicino,
e lo curò con affetto fino alla sua morte, le ultime parole di Pegaso furono queste:
"Ho vissuto la maggior parte della mia vita disprezzando gli uomini, e nel contempo cercandone uno, in questo periodo
ho trovato un'amica preziosa, e poi te Rouen, che mi sei vicina anche ora che sono prossimo alla morte, ma non l'affronto
con tristezza, perché ciò che mi hai dato è stato meraviglioso, non ho rimpianti, grazie di tutto, ora spero solo di
rincontrare Fesel, le parlerò di te, aveva ragione, bastava aprire il mio cuore, un giorno ci rivedremo,
aspetterò con ansia quel giorno"
"chiudi gli occhi cavallo alato, presto galopperai nei cieli più limpidi, ti sfamerai nei prati più ricchi,
e ti disseterai alla fonte della vita, il tuo mito ti sopravvivrà , tutti sapranno di te, del fiero cavallo alato,
che trovò la felicità non combattendo in battaglia, non dominando, ma aprendo il suo cuore e mettendo a nudo la sua anima,
un posto nel mio cuore sarà sempre riservato a te", gli rispose Rouen, poi lui si addormentò,
quelle furono le ultime parole che udì.
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Quarto Classificato
Titolo: Elf's Tale
Autore: BibiHermione
"Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a modo
suo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro.
Ci sono montagne. Luoghi rocciosi che si raggiungono prima di arrivare alle rupi che orlano la fine del mondo,
e in queste montagne si aprono caverne, profonde grotte abitate da molto prima che il primo uomo calpestasse la terra."
***
Il Tempio del Mare si ergeva in tutta la sua maestosità sulle rive della Laguna di Moth.
Le sue pareti di cristallo blu luccicavano sotto i raggi del sole estivo.
La giovane Elfa fermò il cavallo e scese.
-Torna a casa, Matalya- disse dando una leggera pacca sul posteriore dell'animale, che si voltò e galoppò verso
l'interno della foresta.
La ragazza guardò scomparire la cavalla nera. Si voltò verso il Tempio e vi si avvicinò lentamente, fermandosi a pochi passi
dal santuario per osservare la testa di drago che sormontava l'enorme portone argentato.
I suoi occhi scesero a fissare il simbolo inciso sotto la testa, lo stesso simbolo che la giovane portava
tatuato sulla scapola destra.
L'Elfa aprì lentamente il portone del Tempio ed entrò nell'immensa sala, ai cui lati si ergevano, gigantesche,
le colonne di madreperla che sostenevano il soffitto a volte.
Il salone terminava con una scalinata che portava a un mezzano, sulla cui parete era affrescato un immenso dipinto
di un Drago blu, a grandezza naturale.
Ai lati del dipinto scendevano due piccole cascate, che scomparivano alla fine della scalinata.
La ragazza si avvicinò lentamente al quadro, i suoi passi riecheggiavano lungo il pavimento di cristallo.
Si fermò davanti al drago dipinto e una parola si formulò nella sua mente.
La maestosa creatura affrescata risplendette di una luce accecante e lentamente uscì dal dipinto, prima la testa poi il collo,
avvicinando il muso alla mano della giovane, tesa verso di esso.
Senza alcun timore l'Elfa lo accarezzò dolcemente "Lieta di rivederti, mio caro amico" gli trasmise il suo pensiero
"E' una così bella giornata, che è un peccato sprecarla chiusi qui".
La ragazza non ebbe bisogno di aggiungere altro, il Drago uscì del tutto dal dipinto sulla parete.
La strana coppia si ritrovò ferma nella radura antistante il Tempio.
La giovane salì agilmente in groppa alla creatura, che si era accucciata a terra per facilitarle la salita.
Una volta trovata la posizione giusta, il Drago si alzò in aria, dispiegando le gigantesche ali.
Si diressero verso le montagne, nella speranza di sfuggire all'afa estiva.
Mentre volavano verso nord, udirono un ringhiare rabbioso e delle imprecazioni in una lingua sconosciuta.
"Amlug rallenta, voglio vedere cosa succede"
Il Drago si fermò a mezz'aria e l'Elfa si sporse di lato, per vedere meglio.
"Ma quello è un lupo delle Orobdin, cosa fa qui a valle?"
Poi, guardando meglio, scorse anche un Umano che gridava, agitando minaccioso un bastone contro l'animale. Dietro l'uomo,
giaceva a terra della selvaggina legata insieme. Selvaggina che sembrava muoversi! Constatò la ragazza.
Aguzzò la vista e quello che scorse quasi le raggelò il sangue nelle vene.
Anche Amlug lo aveva notato.
"Che ne dici? Gli diamo una mano?"
Il Drago, come risposta, sputò una lingua di fuoco, incenerendo il fondoschiena dell'Umano, che si girò di scatto
alzando la testa. Il lupo guaì spaventato e si avvicinò all'Elfo legato insieme alla selvaggina.
Quando il cacciatore rigasi vide Amlug sopra di sè, afferrò il suo prigioniero, lo alzò in aria e lo offrì alla creatura;
dopo di che lasciò cadere il ragazzo a terra e scappò a gambe levate verso il suo villaggio al nord,
portandosi dietro solo la selvaggina.
L'Elfo, ancora legato, guardò terrorizzato e bianco in volto il Drago che atterrò dolcemente poco distante da lui.
Il lupo gli si parò davanti, ringhiando coraggiosamente contro Amlug, che rimase a fissarlo impassibile.
La giovane scese a terra con un balzo agile e si avvicinò al ragazzo, aggirando l'animale ringhiante, che si ammutolì appena la vide.
Anche l'Elfo smise di tremare e il terrore lasciò spazio a uno stupore sincero. Rimase a guardarla estrarre un piccolo
pugnale e chinarsi, silenziosa, su di lui per tagliare le corde che lo tenevano prigioniero. Lo aiutò a rialzarsi.
Lui si scrollò la terra di dosso e alzò lo sguardo a guardare la sua salvatrice.
I loro occhi si incrociarono, si scrutarono, si sorpresero per le differenze che c'erano tra di loro due, figli della stessa Razza.
Lo sguardo della ragazza si posò sui capelli di lui, candidi come la neve; poi scese sulle sue iridi azzurre
come due laghi ghiacciati. Aveva lineamenti fini e belli, una pelle di un rosa pallido e un'altezza che a malapena
raggiungeva il metro e trenta. Eppure nei suoi freddi occhi vi era la saggezza di chi aveva trascorso molti inverni nella Terra di Arda.
L'Elfo la osservava silente e curioso. La giovane lo superava in altezza di ben due teste, era snella e aggraziata,
dalla pelle ambrata. Il suo sguardo si fuse in quello di lei, nelle sue iridi scure, di un viola ametista
scintillante e allo stesso tempo profondo, si perse nel bruno cioccolato dei suoi capelli, scivolando lungo le loro morbide onde.
L'Elfa tese la mano verso di lui - Elèlaith, io mi chiamo Halia -
Gliela strinse - Io sono Fanyare - si sorrisero.
Così uguali, eppure così diversi.
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